Cos'è lo Storydoing, o come trasformare lo Storytelling in azioni concrete per coinvolgere gli utenti

Il concetto di Storydoing non è nuovo, ma è diventato sempre più strategico a partire dal lockdown

Non è ancora il caso di proclamare a gran voce “Lo Storytelling è morto, lunga vita allo Storytelling, perché le tecniche narrative aziendali che rientrano sotto questo concetto sono ancora valide e applicate.

Più che di Storydoing che soppianta lo Storytelling, parliamo quindi di un affiancamento, due strategie di comunicazione aziendale che si sostengono e completano a vicenda, come Xena e Olimpia, per capirci.

Se prima di immergerti nella lettura dello Storydoing vuoi approfondire il passo precedente,  puoi dare un’occhiata al nostro articolo Di cosa parliamo quando parliamo di Storytelling

Ma allora cos’è lo Storydoing? 

Lo Storydoing è un concetto sviluppato intorno al 2014, ma che sta facendo particolarmente parlare di sè quest’anno perché si sposa bene -oltre che con l’immediatezza garantita dalle Instagram Stories e da social media come Tik Tok– con le situazioni di emergenza. 

Possiamo quindi dire che sia perfetto per questo 2020 fuori dal comune (da Treccani: eufemismo s.m.1. Figura retorica che consiste nel sostituire, per scrupolo religioso o morale o per riguardi sociali o per altro, l’espressione propria e usuale con altra di significato attenuato). 

Lo Storydoing è infatti, per dirlo con un messaggio chiave, quel famigerato passaggio dalle parole ai fatti che gli utenti – ma non solo – vanno cercando. 

Tempestate di stimoli, di informazioni e di offerte più o meno mirate, le persone hanno bisogno e voglia di mettere dei punti, alla fine di tutte le storie più o meno affascinanti che leggono e ascoltano e di “toccare con mano” la solidità di quei valori e la qualità dei prodotti o dei servizi che un’azienda comunica attraverso lo Storytelling. 

I brand più lungimiranti si sono già mossi in questo senso e hanno colto quella sfida che sta alla base dello Storydoing: il narrare storie attraverso le azioni.

 

Ok, ma come si fa lo Storydoing?

Si fa creando prodotti e servizi che possano offrire una reale utilità agli utenti, che migliorino la qualità della vita, che rispondano ai loro desideri – anche a quelli che ancora non sanno di avere -.

Obiettivo finale di questo strumento di comunicazione è quello di trasformare il pubblico da uditore a co-protagonista del racconto, così che si instauri una dialettica virtuosa tra il brand, sempre più user-driven, e utenti, sempre più brand-maker.

 

Storydoing vuol dire costruire insieme valore

Con lo Storydoing aziende e utenti cooperano alla creazione di valore del brand, costruendo esperienze da vivere in prima persona, entro le quali gli utenti possano riconoscersi e ritrovarsi. 

Il bello è che il segreto per riuscire a rendere i clienti co-autori della propria narrazione è antico quanto il mondo e in realtà piuttosto semplice: bisogna credere in quello che si fa. Perché se è vero che “si può fingere quasi tutto tranne l’intelligenza”, tra quel “quasi tutto” che non si può fingere, ci sono anche la trasparenza, la correttezza e il cuore.

Quindi dimenticate gli svariati lavaggi green, rainbow e pink: lo Storydoing non è una lavatrice, né una targa per l’ufficio del CEO: è agire consapevolmente e concretamente per generare valore raccontando in tempo reale le azioni, i progetti e le proposte civili e sociali su cui un brand vuole applicarsi. 

Story

Hai una storia

La storia definisce un'ambizione che va oltre all'aspirazione commericiale

Nella tua storia viene identificato un "nemico"

Doing

La storia viene utilizzata per guidare le azioni della compagnia

Hai definito azioni centrali su cui focalizzarti

Le persone fuori dalla compagnia vengono coinvolte per prendere parte alla storia

Per qualche idea per il tuo Storydoing scarica le nostre pillole spaziali DO YOUR OWN STORY 

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